NOVITÀ EDITORIALE


È uscito il libro:
EROS E LOGOS di MARINA ENRICHI
con prefazione di Enzo Concardi
Pubblicato il libro “Eros e Logos”di Marina Enrichi, con prefazione di Enzo Concardi, nella prestigiosa collana “Alcyone 2000”, Guido Miano Editore, Milano 2026.
Marina Enrichi Cariolaro – veneziana di nascita e padovana di adozione, come recita la sua biografia in calce a questa raccolta poetica – ha alternato la professione di medico specialista in Ostetricia e Ginecologia e di docente di Psicoprofilassi Ostetrica e Vita prenatale presso l’Università di Padova, all’attività letteraria nella quale ha esordito con l’antologia Omaggio a Padova Urbs Picta, da lei ideata. È seguita una propria silloge dal titolo Meravigliosa donna all’interno del volume 18 dei Quaderni di poesia e studi letterari – Alcyone 2000, pubblicato dalla Casa Editrice Guido Miano. Si presenta ora al pubblico dei lettori con una terza prova più impegnativa passando dal contesto di una rivista letteraria ad un testo mono autoriale, il che implica l’esporsi in prima persona anche ad un confronto con la critica più diretto.
Non sorprende più di tanto il fatto di una bipolarità vocazionale – medicina e poesia – dal momento che, nel panorama letterario contemporaneo, non pochi sono gli autori che, dopo un approccio scientifico e razionale conferito in prima istanza allo studio e alla comprensione dei fenomeni del reale, hanno sentito il bisogno di integrare le loro conoscenze concedendo spazio alla cultura umanistica e alle emozioni interiori, più ricche umanamente rispetto alla logica e alla materia. Potrebbe essere anche il caso della nostra autrice, come forse si può dedurre dai suoi motivi d’ispirazione, che vedremo nel corso della disamina critica.
Nel presentare le liriche qui pubblicate non si può certo prescindere dal saggio-studio che Gabriella Veschi ha scritto su di lei nel 2025: Spiritualità e passionalità nella poesia di Marina Enrichi Cariolaro, a confronto con Salvatore Quasimodo e Roberto Pazzi (in Alcyone 2000, volume 19, op. cit.). Si tratta di un lavoro di letteratura comparata che appare anche qui, in appendice, ed è consigliabile assimilarlo con attenzione. Nell’economia illustrativa della poetica di Marina Enrichi, ne faccio riferimento poiché mi paiono estremamente azzeccate le due tematiche che la Veschi individua: sono il cuore della scrittura della poetessa, i motivi ispiratori fondamentali, gli alvei contenutistici maggiormente sviluppati – sia in estensione che in profondità – anche nella presente raccolta, ed è seguendo questa direttrice che iniziamo a dipanare i significati e il messaggio del libro.
A guisa di incipit citerei un lacerto della Veschi che recita: «L’amore terreno si trasfigura in una forza che purifica e nobilita l’anima elevandola verso Dio, come accadeva nella poetica stilnovista duecentesca». Sono forse le parole più appropriate per coniugare la coesistenza nell’autrice delle due polarità non dicotomiche ma complementari, identificabili nella “spiritualità” e nella “passionalità” della Veschi. Ed appropriato è anche il riferimento al Dolce stil novo, se pensiamo alla Vita Nova dantesca (1294) e alla figura di Beatrice proiettata nella Commedia, nella quale ella appare nella cantica del Purgatorio (Canto XXX, vv.31-33) con questi versi: «sovra candido vel cinta d’uliva/ donna m’apparve, sotto verde manto/ vestita di color di fiamma viva».
Nella poesia della Enrichi le parti s’invertono (segno dei tempi…): è la donna a sciogliere il canto d’amore per l’amato ma – anche se è Dante ad elevare Beatrice a donna angelicata, guida verso Dio e fonte per lui di forti turbamenti – è sempre la forza intrinseca dell’eterno femminino a dominare la scena e ad imprimere all’amore correnti ascensionali: «E sentirai commuoversi una lacrima/ e un canto come miele/ ti scioglierà nel cuore/ quando lo sguardo innamorato/ raggiungerà i tuoi occhi.// Il sangue inizierà un vortice di danza/ e il respiro nel petto più veloce/ sarà un tumulto/… // Ti sembrerà che/ il mondo intero ti travolga/ e che tutti conoscano il segreto/ che volevi celare.// Ma è l’amore, tesoro./ Prorompe/ senza veli» (E sentirai commuoversi una lacrima).Questa lirica dell’autrice richiama senza dubbio quella di Guido Guinizelli, l’iniziatore del movimento letterario stilnovista, dal titolo: Al cor gentil rempaira sempre amore.
Per lei dunque l’amore possiede una grande forza trasformatrice, capace di sublimazioni e metamorfosi: seguiamo l’analisi testuale per scoprirlo più da vicino. Incontriamo poesie ardenti di passione, con immagini metaforiche e sinestetiche, dove l’amore è tutto terreno e la “fusione” tra gli amanti inizia proprio dagli strati epidermici per significare un possesso radicale l’uno dell’altra. Una di tali creazioni è riconoscibile fin dal titolo perché mantiene le promesse che esso contiene, ovvero Bruciami il respiro: «Bruciami il respiro/ dammi fuoco/ sarò torcia accesa.// Ti ustionerò la pelle nell’abbraccio/ e poi spegnimi/ in un fiume che scorre/ dal delta della foce.// Sarò il tuo unguento/ preparerò le tracce/ ardenti e vive della passione».
Altre scandiscono le diverse fasi del desiderio in un calando di toni ma non di contenuti, per cui posseggono l’alternanza tipica delle musicalità romantiche, le quali si avvalgono sia dello Sturm und Drang (Impeto e Assalto) sentimentale che delle dolcezze dei chiari di luna o delle idilliache rappresentazioni della natura, come Vibrami:«Vibrami/ come corde di liuto/ tra le braccia raccolto.// Cullami/ caldo è il timbro di voce/ quando sciogli il tuo canto.// Ristorami/ in un’oasi felice/ dove in un tempo sospeso/ ci raggiunge/ e la pace». Da notare come nei verbi utilizzati per le richieste amorose esternate all’amato la poetessa ha l’accortezza di scendere dal forte all’adagio:“vibrami, ristorami, cullami”.
In entrambe le liriche, ed anche in altre, riscontriamo un’altra peculiarità lessicale, ossia verbi la cui particella pronominale mi fa riflettere su chi riceve l’azione gli effetti della stessa, invece che sul soggetto: ciò rende ancor più efficace la rappresentazione fonetica e la forza dinamica (brucia-mi; vibra-mi…). Ma sarebbe troppo schematico e scolastico classificare le poesie d’amore della Enrichi come appartenenti ad una tipologia piuttosto che ad un’altra: infatti nella maggior parte di esse vi è un unico sentimento che si esprime in relazione agli stati d’animo, ai desideri contingenti, ai bisogni profondi coinvolgenti anima e corpo. Ad esempio nella tetralogia costituita da quattro liriche similari, come lo sono Guardami, Sfiorami, Spegnimi come fuoco che arde, Baciami sulle palpebre, si ripete la stessa scelta basata sull’impostazione riflessiva del verbo, evidente e palese già dalla titolazione conferita non casualmente alle singole composizioni.
Inoltre esse testimoniano la libertà da schemi precostituiti della poetessa, libertà che consiste nel trasformare ogni poesia in un caleidoscopio di emozioni, desideri, immagini, metafore, tonalità di ogni genere, rappresentazioni dell’autenticità di ciò che il cuore sente, prova, immagina. Ed infatti è qui che si realizza il mosaico sentimentale della Enrichi: vi sono «occhi d’amore», «carezze», «sorrisi» e un «fievole canto»; richieste urgenti come «Sfiorami/ toccami/ accarezzami/… Sussurrami/ parlami/ cantami/… il profumo di te mi conquista/ mi sconvolge e mi placa…» (un crescendo di sfumature che si concludono con un contrasto di forte/piano); le tradizionali parole d’amore che tutti vorrebbero sentirsi dire: «…Sussurrami/ le parole dolcissime/ di passione infuocate/ e alla fine di tutto/ dimmi solo ti amo»; e vi è un profondo bisogno d’essere amata come una donna richiede: «… Conquistami/ di dolcezza e sorrisi/ e miracoli./… Fammi un dono,/ un sussurro di musica./ È di un tenero amore/ che ho bisogno stasera». Passione e tenerezza dunque appartengono entrambe ai vissuti amorosi della poetessa ma, in ultima analisi, la ricerca sembra concludersi in un crepuscolare cantuccio intimo: «… Ma troverò il mio giaciglio di piuma/ come uno scricciolo dentro il suo nido/ dove sentire il tuo alito caldo/ e abbandonarmi alla quiete del sogno» (Non ci sarà un’altra sorgente).
Lo stesso ardore che caratterizza buona parte della poesia amorosa, lo ritroviamo nelle espressioni della poesia religiosa: a partire dalla composizione Avevamo vent’anni, nella quale l’episodio biblico dell’Antico Testamento (Esodo 3)dell’apparizione di Dio a Mosè sul Monte Oreb, sotto forma di un rovo in fiamme, conclude la prima strofa: «Avevamo vent’anni/ ed il sole imbiondiva i capelli/ ed il cuore incendiato bruciava/ senza mai consumarsi/ come un roveto ardente/ abitato dal Dio…». La spiritualità della poetessa si avvale spesso di riferimenti alla Storia Sacra e questa è una cifra importante della sua ispirazione, tant’è che ne segnaliamo alcuni altri. Genesi, il primo libro della Torah e della Bibbia cristiana, appare in apertura della lirica Genesi e la luce esondò,dove si esalta l’opera creatrice di Dio, che ora sembra offuscata dalle tenebre portate dalle negazioni umane, ma che in prospettiva escatologica saranno dissipate da una nuova Alleanza col Divino: «…E poi Arcobaleni d’ali d’Angeli e Arcangeli/ narreranno l’accordo/ tra le note dell’uomo e il sorriso di Dio».
È il Salmo 16 – utilizzato dalla Chiesa Cattolica nella liturgia delle ore – che, su esplicita dichiarazione della poetessa, guida i versi della Scala a chiocciola, creazione in cui si evoca ancora il ‘soffio di Dio’ (‘Ruach Elohim’ nella mistica ebraica), il vero ideatore dell’universo a conferire una forma ordinata al mondo. Attribuito a Davide, è nei versetti 5-6 del Salmo («Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita./ Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, è magnifica la mia eredità») che troviamo l’aggancio concettuale effettuato dall’autrice, con queste due terzine: «…Sono erede e bevanda,/ mi disseto e mi verso/ come calice e dono// a chi affianca i miei passi/ faticosi e migranti/ sulla Terra dei Santi». Più articolata e complessa si presenta la riflessione di fede in Speranza è l’eterna visitazione:qui la centralità tematica è rappresentata dalla consapevolezza che la vera speranza di salvezza per l’uomo risiede in quel bimbo nato nel grembo di «Virgo la giovane» di cui narra l’Evangelista. Ora con i riferimenti biblici siamo passati al Nuovo Testamento, con la divaricazione fra Ebraismo e Cristianesimo.
E nello scenario cristologico restiamo anche con Sei tu, Donna, consacrata creatura:un’apologia del ruolo della Madonna – meravigliosa creatura – nella Storia Sacra, per aver accettato il suo destino di Madre di Dio. Ed è forse per questo che la Enrichi, nel celebrare le bellezze artistiche della Cappella degli Scrovegni a Padova grazie alla maestria di Giotto, auspica che riacquisti il suo antico nome: Santa Maria della Carità (titolo della poesia dedicata).
Se, come abbiamo visto, Eros e Logos sono predominanti in quest’opera poetica, non possiamo esimerci d’accennare ad altri brevi spunti di diversa natura che vi appaiono, come taluni frammenti esistenziali attinenti alla dimensione temporale e memoriale (attese, vigilie, speranze, segreti dell’anima) o al desiderio di future trasformazioni interiori e sociali. Ed ancora soffermarci su squarci di vita quotidiana visitanti bancarelle, edicole di giornali, poggioli domestici di sapore naif oppure immergerci nell’atmosfera romantica di un notturno lunare: «…Ciao luna birbante/ seduci/ col battito delle tue ciglia/ i sogni di treni arenati/ che attendono forse il disarmo/ su morti binari» (Splendida luna sdraiata).
Enzo Concardi
Marina Enrichi, Eros e Logos, pref. Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 84, isbn 979-12-81351-82-0, mianoposta@gmail.com.
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L’AUTRICE
Marina Enrichi Cariolaro, veneziana di nascita e padovana di adozione, è dottore in Medicina, specialista in Ostetricia e Ginecologia, già docente di Psicoprofilassi Ostetrica e Vita Prenatale all’Università di Padova. Poeta, è responsabile del Gruppo Vecia Padova Poesia e Presidente dell’Ucai di Padova, cantore e segretario del Coro San Prosdocimo della Cattedrale di Padova.