| Carlo Di Stanislao |


»La scienza non ha mai scoperto nulla che sia in contrasto con la fede, perché la verità è una sola.» — Blaise Pascal
Parlare della figura di Antonino Zichichi significa immergersi in un capitolo lungo quasi un secolo della storia italiana, dove la scienza si mescola inevitabilmente con la scena pubblica e il potere. Definire Zichichi esclusivamente uno scienziato sarebbe riduttivo, quasi quanto definirlo un semplice personaggio televisivo; egli è stato un pontefice laico tra il mondo impenetrabile dei laboratori di fisica e i salotti del potere legislativo.
Egli incarna quella rara categoria di uomini che hanno capito come la conoscenza, per essere finanziata e supportata, debba prima di tutto essere comunicata e, in alcuni casi, «politicamente digerita». La sua carriera non è solo un elenco di pubblicazioni, ma un lungo romanzo di diplomazia, carisma e una capacità unica di navigare le correnti dei palazzi romani.
L’architetto del Gran Sasso e il CERN
Nato a Trapani nel 1929, Zichichi ha legato indissolubilmente il suo nome alla creazione dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso, un’opera di ingegneria e fisica senza precedenti. Protetti da 1400 metri di roccia, questi laboratori sono diventati il luogo d’elezione per studiare i segreti più intimi della materia lontano dai disturbi dei raggi cosmici. Al CERN di Ginevra, ha guidato esperimenti di rilievo sulla fisica delle particelle, contribuendo alla comprensione delle forze fondamentali.
Tuttavia, nonostante un curriculum accademico di tutto rispetto, la comunità scientifica internazionale lo ha spesso guardato con un misto di rispetto e scetticismo. Sebbene le sue pubblicazioni siano numerose, Zichichi ha scelto una strada diversa da quella del ricercatore puro, quella del grande organizzatore e, soprattutto, del comunicatore instancabile. La sua abilità nel trasformare complessi problemi di fisica teorica in progetti concreti da milioni di euro è rimasta leggendaria.
Il volto della scienza in TV: il divulgatore
Negli anni ’80 e ’90, Zichichi è diventato il volto della scienza per milioni di italiani. Attraverso programmi televisivi e libri dal successo travolgente come L’Infinito, ha cercato di spiegare concetti complessi — dal Big Bang alle particelle elementari — con un linguaggio che cercava di essere accessibile, pur rimanendo spesso avvolto in una retorica barocca e quasi mistica.
La sua forza come divulgatore risiedeva nella capacità di rendere la fisica «viva», di collegarla alla vita quotidiana e, cosa più importante, di non porsi mai in antitesi con la spiritualità. Questa è stata la sua mossa vincente: in un Paese profondamente cattolico come l’Italia, Zichichi ha rassicurato le masse (e il Vaticano) che studiare l’atomo non significava negare l’esistenza di Dio. Per lui, la Natura è scritta in un linguaggio matematico che rivela un Progetto Intelligente, una posizione che lo ha reso immensamente popolare tra i fedeli, ma spesso criticato dai colleghi più laici.
L’amico dei politici di ogni casacca
Se la scienza era il suo strumento e la televisione il suo palcoscenico, la politica è stata la sua vera area di manovra strategica. Antonino Zichichi ha dimostrato un’abilità quasi soprannaturale nel navigare tra i corridoi del potere, diventando l’interlocutore scientifico preferito di governi di ogni colore.
- Trasversalità: Non ha mai avuto un solo «colore». È stato vicino alla Democrazia Cristiana di Giulio Andreotti, ha collaborato con i governi di centro-sinistra e ha trovato spazio nelle amministrazioni di centro-destra. Celebre la sua nomina ad Assessore ai Beni Culturali in Sicilia sotto la giunta Crocetta.
- La Fondazione Ettore Majorana: A Erice, ha creato un centro di cultura scientifica che è diventato un crocevia per premi Nobel, ma anche per capi di Stato e diplomatici. Erice era la «Davos della Scienza», dove la geopolitica si sedeva a tavola con la fisica teorica.
- Influenza legislativa: Grazie ai suoi rapporti personali, è riuscito a garantire finanziamenti record per la ricerca italiana, spesso saltando i passaggi burocratici standard grazie a una telefonata al ministro di turno.
Questa sua vicinanza al «Palazzo» gli ha attirato critiche feroci da parte di colleghi che lo accusavano di fare più lobbying che ricerca. Ma Zichichi ha sempre risposto con i fatti: senza la sua capacità di tessere relazioni, progetti come il Gran Sasso avrebbero probabilmente dormito nei cassetti dei ministeri per decenni.
Perché la Svizzera? La vita a Ginevra e Lugano
Spesso ci si chiede perché un uomo così profondamente legato all’identità italiana vivesse in Svizzera, tra Ginevra e Lugano. La risposta è meno legata a questioni fiscali e molto più alla sua carriera accademica e scientifica.
Ginevra è la sede del CERN, il cuore pulsante della fisica mondiale, dove Zichichi ha trascorso decenni come ricercatore senior e coordinatore di grandi esperimenti (come l’LAA). La Svizzera è diventata per lui una base logistica naturale: un crocevia internazionale perfettamente collegato con il resto d’Europa, ideale per un uomo che passava la vita tra conferenze a Erice, riunioni ministeriali a Roma e laboratori sotterranei. Lugano, in particolare, gli offriva quella discrezione e quella qualità della vita che ben si conciliavano con la sua attività di autore e pensatore negli anni della maturità.
Il capitolo finale: l’addio e i funerali di Stato
La sua lunga corsa si è conclusa oggi, 9 febbraio 2026. Antonino Zichichi si è spento serenamente all’età di 96 anni. La sua morte segna la fine di un’era per la divulgazione scientifica italiana.
Data la caratura della figura e il suo ruolo di «ambasciatore» della cultura italiana nel mondo, il Governo ha annunciato che verranno celebrati i funerali di Stato. Questa massima onorificenza funebre non è solo un omaggio allo scienziato, ma un riconoscimento al suo impegno civile e alla sua capacità di aver reso la scienza un tema di rilevanza nazionale.
Il feretro rientrerà dalla Svizzera per essere accolto con gli onori militari. La cerimonia sarà un momento di incontro tra quei mondi che Zichichi ha sempre cercato di unire: la comunità scientifica internazionale, l’alto clero e, naturalmente, i rappresentanti della politica di ogni schieramento, pronti a salutare per l’ultima volta l’uomo che sussurrava ai potenti in nome dell’Infinito.